Il tasso di occupazione delle persone tra 20 e 64 anni è l’indicatore di riferimento del mercato del lavoro europeo. L’obiettivo fissato dall’Unione per il 2030 è il 78%.
Nel 2025 il tasso italiano è stato del 67,6%, contro il 76,1% della media europea. L’Italia è all’ultimo posto tra i 27 Paesi, dopo Romania (69,0%) e Grecia (71,0%). I valori più alti si registrano in Malta (83,6%), Paesi Bassi (83,4%), Cechia (82,9%).
Dieci anni di crescita, un nodo irrisolto
Dal 2015 il tasso italiano è salito dal 60,2% al 67,6%, con un aumento di 7,4 punti, lievemente inferiore a quello europeo (7,6 punti).
Il nodo principale resta l’occupazione femminile. Nel 2025 lavorava il 58,0% delle donne italiane tra 20 e 64 anni, contro il 77,1% degli uomini: 19,1 punti di differenza, contro i 9,6 della media europea.
Competenze inutilizzate
Un basso tasso di occupazione significa anche competenze che restano fuori dal mercato del lavoro. Per le organizzazioni, la capacità di riconoscere e valorizzare le competenze di chi rientra al lavoro, dopo una pausa o un cambio di carriera, è una leva per ampliare il bacino di persone su cui contare.
Analisi pubblicata da Mappatura delle Competenze, osservatorio di Troisi Ricerche, il 2 agosto 2026. Leggi l’articolo originale su mappaturadellecompetenze.it.