Il settore ICT comprende le imprese che producono beni e servizi digitali: fabbricazione di componenti e apparecchiature elettroniche, telecomunicazioni, software, servizi informatici, gestione di dati e siti web. Il suo peso nell’economia è un indicatore della capacità di un Paese non solo di usare, ma di produrre tecnologia.
Nel 2023 il settore ICT ha generato il 3,14% del valore aggiunto in Italia. Nella media UE la quota è del 5,24%. Tra i Paesi con dati disponibili, l’Italia ha il valore più basso: 22ª su 22.
Dieci anni fermi
La serie italiana è piatta: 3,23% nel 2013, 3,34% nel 2019, 3,14% nel 2023. Nella media UE la quota è salita dal 4,86% del 2019 al 5,46% del 2021, per poi scendere leggermente.
Il valore irlandese (30,9%) è un caso a parte, legato alla presenza delle sedi europee di grandi gruppi tecnologici internazionali. Ma anche escludendo l’Irlanda, l’Italia resta indietro rispetto a Paesi come Svezia (6,16%), Paesi Bassi (5,28%) o Germania (4,58%).
Due facce dello stesso ritardo
Il dato è coerente con quello sugli specialisti ICT, che nel 2023 erano il 4,1% degli occupati in Italia e il 4,8% nella media europea. Un settore ICT più piccolo significa meno imprese che formano e impiegano specialisti; meno specialisti significano meno capacità di far crescere il settore.
Per chi acquista tecnologia, pubblica amministrazione compresa, un settore nazionale più piccolo significa anche un’offerta locale di competenze e di servizi più ristretta.
Analisi pubblicata da DigitalizzazionePA, osservatorio di Troisi Ricerche, il 27 agosto 2026. Leggi l’articolo originale su digitalizzazionenellapa.it.