La fiducia è una condizione per l’uso dei servizi digitali, pubblici e privati. Un modo per misurarla, almeno indirettamente, è guardare a quanto le persone si attivano per proteggere i propri dati: leggono le informative, negano i permessi, verificano i siti, chiedono ai gestori di cancellare le informazioni che li riguardano.
Eurostat rileva sei di questi comportamenti. Nel 2025 almeno uno è stato adottato dal 72,5% degli italiani tra 16 e 74 anni, esattamente come nella media UE (72,3%). Nel 2023 la quota italiana era del 56,7%, dieci punti sotto l’Europa.
Una crescita su tutti i fronti
L’aumento italiano riguarda tutti i comportamenti rilevati. Rifiutare l’uso dei propri dati a fini pubblicitari è la pratica più diffusa (63,3%, contro il 55,2% europeo). La verifica che un sito sia sicuro prima di inserire dati personali è passata dal 24,2% al 51,0%, ben sopra la media UE.
Colpisce soprattutto l’esercizio dei diritti previsti dal GDPR: il 19,4% degli italiani ha chiesto a un sito o a un motore di ricerca di accedere ai propri dati per aggiornarli o cancellarli, quasi il doppio della media europea (11,0%) e il triplo del 2023.
L’Europa a confronto
La classifica vede in testa Paesi Bassi (91,0%), Finlandia (90,8%), Danimarca (89,1%). L’Italia, 13ª su 27, è ora nella parte centrale, davanti a Germania (67,3%) e Belgio (66,5%).
Il fronte dei cookie
Su un punto l’Italia resta indietro: gli strumenti tecnici contro il tracciamento. Ha modificato le impostazioni del browser per bloccare o limitare i cookie il 28,9% degli italiani (UE 36,5%); usa software anti-tracciamento il 13,1% (UE 19,9%). Sono pratiche che richiedono qualche competenza tecnica in più, e il divario è coerente con quello sulle competenze digitali.
Analisi pubblicata da DigitalizzazionePA, osservatorio di Troisi Ricerche, il 21 maggio 2026. Leggi l’articolo originale su digitalizzazionenellapa.it.