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Part-time involontario: in Italia lo subisce il 51% di chi lavora a orario ridotto, contro il 18% in Europa

a cura di Andrea Troisi · Benessere Organizzativo · 12 agosto 2026

Il lavoro a tempo parziale può essere una scelta, per conciliare lavoro e famiglia o per studiare, oppure un ripiego. Nel secondo caso si parla di part-time involontario: la persona lavora a orario ridotto perché non ha trovato un lavoro a tempo pieno.

In Italia, nel 2025, il part-time era involontario per il 51,0% di chi lo svolge, nella fascia 15-64 anni. Nella media europea la quota è del 17,8%. Solo la Romania (62,3%) ha un valore più alto; seguono Spagna (45,7%) e Grecia (38,2%). All’estremo opposto Paesi Bassi (2,2%), Malta (4,9%) e Germania (5,3%).

51,0%part-time involontario sul totale dei part-time in Italia, 2025
17,8%media UE-27
65,9%tra gli uomini italiani in part-time
Part-time involontario, 2025
% degli occupati a tempo parziale 15-64 anni
ItaliaMedia UE / area euroAltri

Romania62,3%Italia51,0%Spagna45,7%Grecia38,2%Bulgaria37,3%Cipro35,2%Portogallo35,2%Finlandia29,5%Lettonia26,4%Croazia23,0%Svezia22,6%Francia21,2%Belgio18,7%Lituania18,6%Estonia18,4%UE-2717,8%Cechia16,9%Ungheria16,2%Slovacchia12,4%Polonia10,4%Lussemburgo9,8%Irlanda8,5%Austria7,1%Danimarca6,2%Slovenia5,6%Germania5,3%Malta4,9%Paesi Bassi2,2%

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_eppgai. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Un fenomeno in calo, ma ancora molto diffuso

Il part-time involontario è esploso in Italia dopo la crisi del 2008: dal 41,3% del 2008 è salito fino al 66,1% del 2020. Negli ultimi anni, in una fase di crescita dell’occupazione, è sceso fino al 51,0% del 2025. Anche in Europa la quota è calata, dal 32,0% del 2014 all’attuale 17,8%.

Tra gli uomini italiani in part-time, due su tre (65,9%) lo sono loro malgrado. Tra le donne la quota è più bassa (46,6%), ma in valore assoluto sono molte di più, perché il part-time è soprattutto femminile.

Part-time involontario, 2008-2025
% degli occupati a tempo parziale 15-64 anni
Italia, totaleUE-27, totaleItalia, uominiItalia, donne

2040608020082010201220142016201820202022202565,951,046,617,8

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_eppgai. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Perché le donne lavorano part-time

I motivi dichiarati dalle donne italiane in part-time sono diversi da quelli delle europee. Il primo è la mancanza di un lavoro a tempo pieno (46,6%, contro 16,5% in Europa). Seguono gli «altri motivi familiari» (20,8%) e la cura di figli o familiari non autosufficienti (14,6%).

Nella media europea la cura dei figli e dei familiari è invece il primo motivo (26,5%). Il confronto suggerisce che in Italia il part-time femminile è più spesso imposto dalla domanda di lavoro che scelto per ragioni di conciliazione.

Motivi del part-time tra le donne, 2025
% delle donne occupate a tempo parziale 15-64 anni
ItaliaUE-27

0102030405046,616,5Non trova untempo pieno14,626,5Cura difamiliari20,85,8Altri motivifamiliari11,512,0Motivi personali3,410,8Studio1,65,6Salute

Fonte: Eurostat, dataset lfsa_epgar. Elaborazione: Andrea Troisi · BenessereOrganizzativo · Troisi Ricerche.

Il part-time come fattore di benessere (o di malessere)

Per chi lo sceglie, il part-time è uno strumento di conciliazione. Per chi lo subisce è spesso fonte di insoddisfazione: reddito insufficiente, minori prospettive di carriera, sensazione di essere considerati lavoratori di serie B.

Nelle indagini sul benessere organizzativo conviene distinguere tra part-time scelto e subito. Le due categorie rispondono in modo molto diverso alle domande su soddisfazione, riconoscimento e prospettive, e le misure da adottare sono diverse.

Analisi pubblicata da Benessere Organizzativo, osservatorio di Troisi Ricerche, il 12 agosto 2026. Leggi l’articolo originale su benessereorganizzativo.it.

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