La quota di giovani adulti con un titolo di studio terziario (laurea, laurea magistrale, dottorato o corsi terziari brevi come quelli degli ITS Academy) è l’indicatore europeo di riferimento per l’istruzione superiore. L’obiettivo fissato per il 2030 è il 45% delle persone tra 25 e 34 anni.
Nel 2025 in Italia la quota è del 31,1%, contro il 44,8% della media europea, che ha di fatto raggiunto l’obiettivo. L’Italia è 26ª su 27: solo la Romania (23,0%) ha un valore più basso. I valori più alti si registrano in Irlanda (66,8%), Lussemburgo (65,2%), Lituania (60,8%).
Il divario si allarga
In dieci anni la quota italiana è cresciuta dal 25,2% al 31,1%, quella europea dal 36,5% al 44,8%. La distanza è passata da 11,3 a 13,7 punti. Nel 2025 il valore italiano è sceso leggermente rispetto al 2024 (31,6%).
Il divario di genere è ampio: sono laureate il 37,8% delle donne italiane di 25-34 anni e il 24,7% degli uomini. Gli uomini italiani sono il gruppo più lontano dalla media europea (UE: 39,3%).
Il titolo non è tutto
Il titolo di studio è un’indicazione utile ma incompleta del capitale umano: persone con lo stesso titolo possono avere competenze molto diverse, e molte competenze si sviluppano dopo la scuola. È per questo che, accanto ai titoli, le organizzazioni hanno bisogno di rilevare le competenze effettive.
Analisi pubblicata da Mappatura delle Competenze, osservatorio di Troisi Ricerche, il 12 luglio 2026. Leggi l’articolo originale su mappaturadellecompetenze.it.