Esportare non è l’unico modo per stare sui mercati esteri. Molte imprese italiane producono, distribuiscono o assistono i clienti attraverso società controllate in altri paesi. Queste operazioni sono gli investimenti diretti esteri: partecipazioni di almeno il 10% che danno un’influenza stabile sulla gestione dell’impresa estera.
Il 19 agosto 2026 la Banca d’Italia ha diffuso i dati della bilancia dei pagamenti di giugno. Secondo queste statistiche, a fine marzo 2026 le attività italiane in investimenti diretti all’estero ammontavano a 801,4 miliardi di euro. Le passività, cioè gli investimenti esteri in Italia, erano 683,6 miliardi. La differenza, la posizione netta, era positiva per 117,8 miliardi: un anno prima, a fine marzo 2025, era di 102,9 miliardi.
Dieci anni di crescita delle consistenze
Per i confronti nel tempo e tra paesi servono le statistiche Eurostat, costruite secondo il principio direzionale. Con questo criterio lo stock di investimenti diretti italiani all’estero è passato da 387,1 miliardi di euro nel 2013 a 590,6 miliardi nel 2024. Lo stock di investimenti esteri in Italia è salito da 264,6 a 476,8 miliardi.
In undici anni gli investimenti esteri in Italia sono cresciuti dell’80%, quelli italiani all’estero del 53%. Nel 2024 lo stock italiano all’estero superava di 113,8 miliardi quello estero in Italia.
I flussi: 2025 debole in entrata, primo semestre 2026 in ripresa
Secondo la Banca d’Italia, gli investimenti diretti italiani all’estero sono stati di 28,3 miliardi di euro nel 2023, 42,3 nel 2024 e 21,3 nel 2025. Gli investimenti esteri in Italia sono scesi da 38,9 miliardi nel 2023 a 26,3 nel 2024 e a soli 2,8 miliardi nel 2025.
Nel primo semestre 2026 i flussi sono tornati a crescere in entrambe le direzioni. Sommando i dati mensili pubblicati dalla Banca d’Italia, gli investimenti in uscita sono stati circa 20,3 miliardi e quelli in entrata circa 13,6. Nei dodici mesi terminati a giugno, però, il saldo degli investimenti esteri in Italia resta negativo (-1,7 miliardi), per i flussi negativi della seconda metà del 2025.
Chi sono le multinazionali italiane
Le statistiche ISTAT sulle multinazionali, pubblicate l’11 novembre 2025 e riferite al 2023: le controllate estere di gruppi italiani erano 25.273 (-0,9% sul 2022), in 171 paesi. Occupavano oltre 1,7 milioni di addetti (-2,6%) e fatturavano 560 miliardi di euro (+1,3%).
L’Unione europea è l’area principale, con il 48,7% delle controllate, il 42,3% degli addetti e il 52,6% del fatturato. Seguono il Nord America (15,2% del fatturato) e l’Asia (17,8% degli addetti). Il 42,2% del fatturato delle controllate è venduto in paesi diversi da quello in cui hanno sede: la filiale estera è spesso una piattaforma per servire più mercati. Nella manifattura, secondo il rapporto ISTAT, il primo paese per addetti sono gli Stati Uniti (oltre 85mila), davanti a Romania e Cina; nei servizi il primo è il Brasile.
Il flusso inverso conta altrettanto per il commercio estero. Nel 2023 le 18.825 controllate di gruppi esteri in Italia hanno realizzato 203 miliardi di euro di esportazioni, il 35,8% del totale nazionale.
| Paese | Stock all’estero 2024 (mld €) | Stock dall’estero 2024 (mld €) | Var. stock all’estero 2019-2024 |
|---|---|---|---|
| Germania | 2.125,9 | 1.193,8 | +31,1% |
| Francia | 1.499,3 | 931,2 | +13,3% |
| Spagna | 721,6 | 916,7 | +23,8% |
| Italia | 590,6 | 476,8 | +18,7% |
Tra le quattro maggiori economie dell’area euro l’Italia ha lo stock più basso di investimenti all’estero. Tra il 2019 e il 2024 è cresciuto meno che in Germania e Spagna e più che in Francia.
Cosa significa per le PMI
Per una piccola impresa l’investimento diretto non è il primo passo. I dati ISTAT ricordano però che la controllata estera serve spesso anche i paesi vicini. La scelta del paese va quindi valutata pensando all’area servibile, non solo al mercato locale.
Analisi pubblicata da Consulenza Internazionalizzazione, osservatorio di Troisi Ricerche, il 20 agosto 2026. Leggi l’articolo originale su consulenzainternazionalizzazione.it.