Un’impresa che ha un sito web, usa il cloud, vende online e ha specialisti ICT è più digitale di una che ha solo la posta elettronica. L’indice di intensità digitale di Eurostat traduce questa intuizione in un numero: conta quante tecnologie, su una lista di dodici, l’impresa utilizza. Chi ne usa almeno quattro raggiunge il livello di base.
Nel 2024 questa soglia è raggiunta dal 70,2% delle PMI italiane (10-249 addetti). La media UE è del 72,9%. L’obiettivo europeo al 2030 è superare il 90%.
Due anni quasi fermi
Il dato preoccupa più per la dinamica che per il livello. Nel 2022 l’Italia era leggermente sopra la media europea (69,9% contro 69,0%). Nel 2024 è salita appena al 70,2%, mentre la media UE è cresciuta di quasi quattro punti. L’Italia è così scesa sotto la media, al 16° posto su 27.
Molte imprese appena sopra la soglia
Guardando ai quattro livelli dell’indice emerge un altro elemento. Il 44,0% delle PMI italiane ha un’intensità bassa: supera la soglia di base ma di poco. Le PMI ad alta o molto alta intensità sono il 26,2%, contro il 32,7% europeo. La quota di quelle a intensità molto alta è circa la metà della media UE (3,3% contro 6,2%).
Il problema sono le piccole
Le medie imprese italiane sono in linea con l’Europa: il 90,3% raggiunge la soglia di base, contro l’89,5% europeo. Il ritardo si concentra tra le piccole imprese con 10-49 addetti (67,8% contro 70,1%), che sono di gran lunga le più numerose.
Per le politiche pubbliche la conclusione è che incentivi e voucher per la digitalizzazione hanno il loro bersaglio naturale nelle piccole imprese, e che servono strumenti per portarle oltre il primo gradino, non solo per farle arrivare alla soglia minima.
Analisi pubblicata da DigitalizzazionePA, osservatorio di Troisi Ricerche, il 23 aprile 2026. Leggi l’articolo originale su digitalizzazionenellapa.it.