Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, contro il 19,9% della media UE. Ma quali tecnologie, per fare cosa? E perché le altre non la usano? La rilevazione europea permette di rispondere a entrambe le domande.
Le tecnologie: testo e linguaggio
La tecnologia più diffusa è l’analisi del linguaggio scritto (text mining), usata dall’11,6% delle imprese italiane, praticamente come in Europa. Seguono il riconoscimento vocale (6,8%) e la generazione di testi, voce o codice (6,2%). Sono le tecnologie più vicine agli strumenti di IA generativa.
In proporzione, le distanze dall’Europa sono maggiori sulle applicazioni più specialistiche: l’automazione dei processi e delle decisioni (2,9% contro 5,3%) e il machine learning per l’analisi dei dati (3,3% contro 5,1%).
Gli usi
Tra le imprese che usano l’IA, l’ambito più frequente è marketing e vendite (33,1%), seguito dall’organizzazione dei processi amministrativi e gestionali (25,7%). Un dato interessante riguarda ricerca e innovazione: le imprese italiane che usano l’IA la impiegano per queste attività quanto quelle europee (20,0% contro 19,1%).
Il divario più ampio è su contabilità e finanza (10,2% contro 23,1%) e sulla sicurezza informatica (12,1% contro 19,8%).
| Ambito d’uso dell’IA (2025) | Italia | UE-27 |
|---|---|---|
| Marketing e vendite | 33,1% | 34,7% |
| Amministrazione | 25,7% | 31,0% |
| Ricerca e innovazione | 20,0% | 19,1% |
| Produzione | 17,5% | 20,8% |
| Sicurezza ICT | 12,1% | 19,8% |
| Contabilità e finanza | 10,2% | 23,1% |
| Logistica | 6,1% | 6,1% |
Gli ostacoli
Il 9,4% delle imprese italiane ha preso in considerazione l’IA senza adottarla. A loro Eurostat chiede il perché. La risposta più frequente è la mancanza di competenze (58,6%), seguita dall’incertezza sulle conseguenze legali (47,3%), dai problemi di disponibilità o qualità dei dati (45,2%) e dai timori per la privacy (43,2%).
Rispetto alla media europea, le imprese italiane citano un po’ più spesso i costi (43,0% contro 38,4%) e meno spesso la mancanza di competenze, le regole poco chiare e la privacy. Solo una minoranza ritiene che l’IA non sia utile per la propria attività (14,8%). L’entrata in applicazione progressiva del regolamento europeo sull’IA (AI Act) rende il tema della chiarezza normativa ancora più rilevante.
Analisi pubblicata da DigitalizzazionePA, osservatorio di Troisi Ricerche, il 13 agosto 2026. Leggi l’articolo originale su digitalizzazionenellapa.it.