Dal 2025 Eurostat rileva l’uso degli strumenti di intelligenza artificiale generativa, come i chatbot che producono testi o immagini, e distingue gli scopi: privati, di studio e di lavoro.
In Italia ha usato l’IA generativa per lavoro l’8,0% delle persone tra 16 e 74 anni, contro il 15,4% della media europea. L’Italia è 26ª su 27: solo la Romania ha un valore più basso (5,2%). I valori più alti si registrano in Malta (29,5%), Danimarca (27,2%), Paesi Bassi (26,6%).
Un uso che segue il titolo di studio
Tra le persone di 25-64 anni la differenza per livello di istruzione è molto ampia. Usa l’IA generativa per lavoro il 23,0% dei laureati italiani, l’8,0% dei diplomati e appena l’1,5% di chi ha al massimo la licenza media. In Europa le quote corrispondenti sono 33,7%, 10,0% e 3,9%.
Tra gli occupati di 25-64 anni la quota italiana è del 12,7%, contro il 21,9% europeo.
Una nuova competenza da mappare
Saper usare l’IA generativa in modo efficace e responsabile sta diventando una competenza professionale a sé. Chi la possiede, in un’organizzazione, può diventare un riferimento per i colleghi. Rilevarla oggi, quando la diffusione è ancora bassa, aiuta a pianificare la formazione di domani.
Analisi pubblicata da Mappatura delle Competenze, osservatorio di Troisi Ricerche, il 14 giugno 2026. Leggi l’articolo originale su mappaturadellecompetenze.it.