Due domande della rilevazione europea sulle imprese permettono di misurare la tensione sul mercato del lavoro digitale: se l’impresa ha assunto o cercato di assumere specialisti ICT nell’anno precedente, e se ha avuto posti vacanti difficili da coprire.
Nel 2024 (con riferimento al 2023) ha cercato specialisti ICT il 5,0% delle imprese italiane con almeno 10 addetti, contro il 9,6% europeo. Tra queste, il 58,4% ha avuto posti difficili da coprire (UE 57,5%).
Poche imprese cercano, molte faticano
La domanda di specialisti da parte delle imprese italiane è bassa: la quota di chi li ha cercati è circa la metà della media UE e non è mai tornata al livello del 2019 (6,4%). Eppure le difficoltà di reclutamento sono ormai allineate all’Europa.
Nel 2014 aveva difficoltà a coprire i posti il 29,8% delle imprese italiane che cercavano specialisti, contro il 37,2% europeo. Nel 2022 la quota era salita al 61,3%, nel 2024 è al 58,4%. È il segno di un’offerta di competenze che non basta nemmeno per una domanda contenuta.
Il confronto europeo
Le difficoltà maggiori sono in Germania (72,4%), Cechia (70,5%), Malta (67,9%). Le minori in Spagna (30,1%), Polonia (32,2%), Bulgaria (41,0%). L’Italia è in posizione centrale (11ª su 26).
Per un’amministrazione pubblica che deve assumere profili tecnici, questo significa competere con imprese che faticano anch’esse a trovarli. Leve come la chiarezza dei percorsi di carriera, la formazione interna e la collaborazione con università e ITS possono pesare quanto la retribuzione.
Analisi pubblicata da DigitalizzazionePA, osservatorio di Troisi Ricerche, il 11 giugno 2026. Leggi l’articolo originale su digitalizzazionenellapa.it.