Il tasso di disoccupazione non basta a misurare il lavoro potenziale inutilizzato. Eurostat calcola un indicatore più ampio, il labour market slack, che somma ai disoccupati tre gruppi: chi lavora part-time ma vorrebbe lavorare di più, chi è disponibile a lavorare ma non cerca, e chi cerca ma non è subito disponibile.
Nel 2025 in Italia queste persone erano il 14,7% della forza lavoro allargata tra 20 e 64 anni, contro l’11,0% della media europea. L’Italia è terza per quota, dopo Spagna (17,7%), Finlandia (16,7%).
Il peso degli inattivi disponibili
La composizione del dato è la vera specificità italiana. I disoccupati sono il 5,7% della forza lavoro allargata, come in Europa (5,6%). A fare la differenza sono le persone disponibili a lavorare che non cercano attivamente un impiego: il 6,8% in Italia, contro il 2,3% europeo.
In dieci anni l’indicatore italiano è sceso di 11,4 punti, più di quello europeo (7,0 punti). Anche la quota degli inattivi disponibili si è quasi dimezzata, dal 12,8% al 6,8%.
Competenze da recuperare
Dietro questi numeri ci sono persone con competenze che restano inutilizzate. Riconoscerle e metterle in valore, anche con strumenti di mappatura rivolti a chi rientra nel mercato del lavoro, è una delle strade per ampliare l’occupazione.
Analisi pubblicata da Mappatura delle Competenze, osservatorio di Troisi Ricerche, il 20 settembre 2026. Leggi l’articolo originale su mappaturadellecompetenze.it.